
Si solevano dare, ai tempi in cui gli infanti venivano lasciati, per povertà della famiglia, sul sagrato delle chiese, nomi beneauguranti.
Al neutro Esposito, Degli Esposti e via dicendo, si preferivano spesso nomi più votivi come Vacondio, Fatebenefratelli, Diotallevi, Bonaga (bonum agat).
Il senatore Michele Bonatesta nasce con la fortuna di incarnare una speranza nel nom de famille: Bonatesta. Come insegna Baruch Spinoza però, la speranza non è una virtù della Ragione, e lungi da incorporare la necessità, essa è proiettata nella contingenza, la quale spesso assoggetta le aspettative alla loro delusione. Se egli si fosse chiamato Capatosta o Malatesta avremmo assistito a una più adeguata coincidenza di nomen e omen. Il senatore in questione infatti ha fatto del suo nome la bandiera [di cui non a caso e non solo a casa tutela “l’uso, la diffusione e l’esposizione”(come da DDL S.805) prerogative che peraltro egli non concede ai profilattici, come da recente iniziativa contro il collega di partito Cristiano (sic!) Minniti e il sindaco di Viterbo Giulivi (sic!), colpevoli di usare gli stessi alla stregua di bandiere – cfr Corriere di Viterbo, 14/01/04] per le cause (et pour cause?) che più l’ossessionano: ne ha due principali, una in negativo una in positivo.
Egli vuol negare a Vasco Rossi il diritto di presentarsi in pubblico – dunque lo vorrebbe agli arresti domiciliari – in quanto supposto esempio addittante percorsi di insalubre dipendenza al vizio, e vuole contemporaneamente concedere ai giocatori di azzardo di esercitare la loro salubre dipendenza in luoghi pubblici, come l’auspicabilmente erigendo Casino di Viterbo (DDL 2522), per il quale dal 23 ottobre scorso egli si batte in perfetta buona fede e disinteresse, essendo peraltro casualmente eletto nel collegio 12 di Viterbo. Ora, immaginiamoci che la pervicace determinazione di Bonatesta/Capatosta raggiungesse le sue mete e raffiguriamoci un mondo a immagine dei suoi desiderata: un mondo di una semplicità consolante e forse elettrizzante, senza Vasco Rossi ma con una Casino' di Viterbo, da ogni finestra del quale garrirebbe un tricolore. E in più, si parva licet componere magnis, anche dotato di un Festival di Sanremo senza Simona Ventura il cui monopolio egli teme più di ogni altro monopolio mediatico del nostro paese, come concessione felice ad un’altra delle sue subossessioni. In questo mondo i nostri figli attenderebbero in perfetta virtù lo scadere del diciottesimo anno di età per convogliarsi tutti (meno i militari, come da lettera a del comma 2 dell’Art. 2 del DDL 2522) verso il Casino' di Viterbo, dove festeggerebbero l’unico vizio che avrebbero delegato a rappresentare tutti gli altri repressi, puntando i soldi delle paghette settimanali risparmiati in tanti anni di sobrietà allo chemin de fer e al black jack e alla roulette, assicurati moralmente e civilmente dall’uso turistico cui questi soldini sono destinati dai vincoli posti dal DDL del Bonatesta. Che sono diciotto anni di sacrifici, allietati solo dalla visione di un Festival di Sanremo senza Simona Ventura e dal silenzio di Vasco Rossi, se essi contribuiscono al rilancio del Viterbese? Ora è chiaro da tutto ciò che il Malatesta occupa un posto che non si merita. Più alte funzioni gli siano concesse. Qualora egli fosse il Ministro dell’Economia potremmo godere di leggi che proibiscono la produzione e la vendita di biancheria intima, con il vantaggio di un enorme sviluppo del settore saponi e profumi e il sogno forse di morbidi climi settecenteschi nel trionfo di borotalchi e ciprie made in Italy; oppure leggi severe che aboliscano i letti orrizontali a favore di letti verticali a parete, dove la funzione di riproduzione non sia disturbata da pratiche non indispensabili ad essa, con enorme risparimio di tempo – che, essendo denaro – potrebbe essere impiegato più utilmente nel gioco d’azzardo del Casino' di Viterbo. Se avessimo la fortuna dell’istituzione del Ministero della Censura, quale Testa più Bona potrebbe dirigerlo?
E quanti Testi pieni di pericoli per un Sano Turismo di Azzardo potrebbero essere eliminati?
Quanti film e opere teatrali e quadri e dischi portatori di citazioni e di allusioni ai peccati della carne e dell’ebrezza sarebbero finalmente respinti, in quanto concorrenti del puro gusto virtuoso di un bel 29 pieno beccato alla roulette?
Sarebbe più onesto , invece che polemizzare con Michele Bonatesta – come fa un intollerante Vasco Rossi che reagisce da vero fascista al democratico progetto bonatestiano di farlo sparire – ringraziarlo di esistere, perché la sua presenza e la sua instancabile e qualificata attività parlamentare ci fa credere di nuovo nella possibilità di un mondo la cui complessità ha trovato finalmente la forma della sua riduzione. Una formula che ha come padre nobile Guglielmo di Occam: entia non sunt multiplicanda: di essi basta che ne resti uno solo: L’Ente Concessionario di Gestione del Casino di Viterbo (Art. 4, comma 1)
Stefano Bonaga