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1 Maggio 2011
 

QUANDO E’ IL CASO DI RIBADIRE … all’articolo ebefrenico “E’ tempo di riscoprire” di Stefano Solventi

Replica a cura di Claudio Bardi



Replica a cura di Claudio Bardi


Provare a indicare un paio di ragioni che dovrebbero stare alla base di qualsiasi cosa al mondo è profondamente sconsigliabile, quando si è soltanto un grafomane idiota ebefrenico e compulsivo.E resta un progetto davvero troppo ambizioso anche per qualcuno che sia soltanto un inequivocabile superficiale qualunquista e ossessivo.

Una di queste due ragioni elencate qui sopra (o entrambe allo stesso tempo) è probabilmente quella che ha impedito a Stefano Solventi di riuscire nel suo disperato tentativo di spacciarsi quale "Professor Stocazzo" nei confronti di Vasco Rossi, attraverso un articolo borioso, decerebrato, denigrativo, senza alcuna base, alcuna classe né alcun gusto, e però ben infarcito di termini e di aggettivi sconvenienti ma ad (alto) effetto psicotico garantito.

Stefano Solventi è, in primo luogo e per sua stessa ammissione, uno che non ha alcun dubbio. Quindi è uno che non conosce affatto alcun pensiero, intanto. Di conseguenza, è il giornalistucolo ideale per qualsivoglia rivistucola dozzinale di infimo livello, che lascia il tempo (e il pubblico) che trova (quando lo trova, cioè giusto per caso).

Dal suo articolo, si evince che Solventi è (o vuole sembrare – e qui ci riesce bene) l’ennesimo stereotipo replicante dell’ormai classico tuttologo televisivo: pseudo-intellettuale, volgare ed incazzato. Quello che ormai si può anche facilmente trovare (abbandonato) ai margini dell’autostrada. Salvati forse è anche il più omologato tra quelli che sono riusciti a girare l’angolo, anzi tra quelli che hanno passato il casello (!) e che sono (quasi) arrivati (o tornati) alla prima piazza del proprio paesello (quella del mercato ortofrutticolo).

Lui che nel punto più profondo del suo articolo, cioè all’apice del suo orgasmo onanistico frivolo ed istantaneo, riesce al massimo ad accatastare una serie allucinante (ed allucinata) di considerazioni qualunquiste e superficiali (considerazioni paradossali perché sconsiderate!), insieme a conclusioni banalmente idiote, che non solo sono irreali ma perfino illogiche e irrealistiche, il tutto nella più completa confusione (o ignoranza manifesta e spiccia) dei significati delle stesse parole usate: come si nota nella distinzione manchevole, nella sua testa, tra canzoni “non politicizzate” e tra canzoni – come lui le ha impropriamente definite - “apolitiche”.

“Al bisogno – qui ha ragione il Solvente- Vasco può comodamente essere rubricato come stonato, sballato, praticamente fuso”: al bisogno comodo di chiunque persegua, come il Solvente, il proprio successo individuale ad ogni costo ed il proprio egoistico profitto strumentalizzando comodamente e impunemente il prossimo, cioè qualcun altro che però il successo se lo è sudato sul serio (e in modo decisamente scomodo, oltretutto).

Tutte le volte che qualche sconosciuto giornalistucolo tenta di indossare le vesti dello “svegliatore notturno delle coscienze” rubando i vestiti di dosso a Vasco, finisce sempre che non è Vasco a restare nudo, ma invece è l’idiozia maliziosa e opportunista di tal giornalistucolo a restare puntualmente e pubblicamente smascherata, rivelandosi così oscena e pornografica per la propria vergognosa ed immonda natura intima.

E’ un tentativo di successo, quello della gratuita e mal argomentata diffamazione altrui, che non funziona: è una scorciatoia per la fama che si rivela ogni volta una strada senza uscita. E il giornalistucolo ambizioso e senza neppure uno scrupolo, si ritrova di fronte ad un muro, morto e duro, e cioè di fronte ad uno specchio senza alcun appiglio, ovvero si ritrova da solo davanti a se stesso.

Il giornaistucolo si ritroverà nuovamente immerso nel nulla anonimo del suo io, subito dopo essersi prostituito inutilmente per impersonare il solito e convenzionale ruolo di spauracchio popolano, di falso e temporaneo rappresentante dell’umano ed orgoglioso coraggio critico che spara a zero contro tutto: contro qualcosa di più grande di lui, contro qualcosa di ormai ampiamente condiviso e riconosciuto, contro qualcosa di esagerato, di immenso…. Contro Vasco, oppure contro il Cielo, o contro perfino Gesù Cristo!

Ma è una fama ed un finto coraggio che dura poco, soltanto un misero attimo: l’attimo dello scandalo, l’attimo in cui si resta colpiti dall’inaudito, dal volgare, dall’osceno, dall’inatteso, dall’assurdo.

E il Solvente allora pensa bene di chiudere l’articolo in comoda sicurezza chiamando in causa, quale sua alleata potente ed amica famosa, l’ormai sancita, diffusa ed inflazionatissima nostalgia per gli anni Ottanta, spruzzandoci sopra anche un po’ di terminologia soft-esistenzialistica ed un po’ di filosofia new age, com’era tanto di moda allora, ma ancora più leggera e dietetica…

Che tristezza, che pena, che insufficienza neuronica! Che totale mancanza di stile, di classe e di fantasia… In una definizione sola, esaustiva e definitiva: che insulsa e squallida merda vergognosa.
 


 


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