20 Aprile 2012
La storia di VAsco
di Dario Sopernale
Parlo di quei ragazzi che quando sono costretti a mettersi in relazione con gli altri, con la maggioranza delle persone che è - o almeno è convinta di essere – ben inserita nel sistema, non possono fare a meno di sentirsi inadeguati, fuori posto, sbagliati, e, in una parola, falliti. A volte possono arrivare addirittura a credersi pazzi, o quanto meno cronicamente incapaci di trovare il proprio ruolo nella società.
L’unica cosa che possono e che riescono a fare per attenuare il loro malessere è quella di riconoscersi ogni tanto nelle frasi di alcune canzoni ascoltate su Internet o per radio.
Può capitare, però, che quel “ogni tanto” diventi “Ogni Volta”… se ascoltano Vasco!
Può capitare che “alcune” canzoni ascoltate per caso diventino “tutte” le canzoni di Vasco!
Perché Vasco è questo: è L’URLO di chi non ha bocca, il grido di chi non ha voce e la voce di chi non riesce a farsi sentire.
Vasco è molto di più di un semplice cantautore: è una vera e propria rivendicazione di esistenza, una degna NOTA di rappresentanza, per tutti gli emarginati, per tutti quelli che la notte non riescono a dormire per l’urgenza di vivere, di sognare, di sentire e di capire… Per tutte queste persone che sono molte di più di quanto non si potrebbe mai vedere o immaginare, perché il più delle volte sono costrette a nascondersi o a fare finta di essere come tutti gli altri: come la società chiede, come il dovere impone, come il mondo si aspetta e vuole. Queste persone si sentono sole e spesso si credono anche sole, ma grazie a Vasco possono sapere di essere tante, invece, e si possono ritrovare insieme ai concerti, o comunque dentro le sue canzoni. Così possono trovare la forza di non arrendersi, di non arrivare davvero a farsi convincere che tutto quello che fanno e che pensano sia sbagliato o immaturo e senza senso, magari solo perché non ne traggono soldi, fama e successo, come quasi tutti gli rimproverano ogni giorno.
Vasco ha quindi una funzione sociale di vitale importanza, perché se queste persone rinunceranno a essere loro stesse, a vivere e a sentire il mondo in un modo diverso, la società perderà i migliori elementi del futuro.
Insieme a Vasco, la gente come me può e deve imparare a considerarsi “normale” nel senso di “sana” e non di “regolare”.
La storia di Vasco non è soltanto di Vasco: è anche la storia di “Sally”, che a sua volta è la storia di tutte le sue canzoni e di tutti noi, perché Sally può dire a gran voce: “Ogni essere umano che ha vissuto davvero l’avventura umana sono io”!
Ecco. Ho detto tutto, mi pare.
Dario Sopernale