18 Luglio 2007
Intervista rilasciata da Vasco al Foglio- Luglio 2007
Maestro, buongiorno, come sta? Grazie per aver accettato questa intervista. La formula per noi è un pò irrituale, perchè scrivere le domande non è come farle, dunque la forma delle questioni che sto per porle ha il difetto di essere un pò statica.
La prima cosa che vorrei chiederle riguarda una questione generale che mi incuriosisce. Come si fa a restare fuori dai "giri che contano" e ad arrivare comunque primi? Come si fa ad avere l'aria di uno che non gliene frega nulla e che se ne starebbe volentieri ai margini a braccia conserte, e invece finisce per essere risucchiato al centro di tutto? Come si fa a dare un messaggio forte a tutti i fan senza tendere nè a destra nè a sinistra, come si fa ad andare in televisione a Sanremo da rocker e uscirne perfettamente illesi?
Buongiorno a lei. Sto bene grazie. L'unica cosa che so è come si fa a scrivere una canzone. Bisogna scriverla col cuore mettendoci dentro dei pezzi di fegato. Un artista non si occupa dei giri che contano nè di come passare indenni da Sanremo. Solo di rimanere vivo e riuscire a riempire quei lunghi vuoti che passano tra una creazione e l'altra, tra una esibizione e l'altra. Comporre canzoni per me è una necessità non un vezzo. È un mezzo per comunicare, è un bisogno. E quando riesco a toccare il cuore di qualcuno a commuovere o provocare la grande anima umana ho raggiunto l'unico vero scopo di tutta la storia. Il resto va da sà.
2) L'altro giorno Laura Pausini, intervistata da Bonolis, ha detto: "Io non dico se sono di sinistra o di destra, perch" dicendolo posso plagiare una sacco di ragazzi . Ma voi veramente ci credete a questa cosa qua? Vi capita di stare attenti a come parlate perchè quello che dite potrebbe condizionare la vita degli altri? Lo sentite il peso e la responsabilità del mito che vi portate addosso? Come se cantando "Bollicine" poi sì impennassero automaticamente le vendite di Coca Cola?
Se si è dei personaggi pubblici, stare attenti a quando si parla è necessario soprattutto per non essere fraintesi. Ma parliamoci chiaro. Le canzoni non plagiano nè condizionano. Sono altri gli strumenti che lo fanno. Queste raccontano, commuovono, consolano o provocano le coscienze ma non possono cambiare il mondo. Al massimo possono cambiare l'umore di una giornata.
La mia responsabilità à di essere sincero e di raccontare quello che sento veramente senza censure o pudori. Sincero oltre ogni limite. Nell'arte si può e si deve esserlo. Spesso confesso nelle mie canzoni quello che non riuscirei a dire nemmeno a un amico.
Chi capisce e condivide quello che "dico" ha già e riconosce dentro di sà il concetto.
La mia voce è la loro voce. Io sono una loro espressione non il loro maestro. I miei non sono messaggi ma "urli" di rabbia o di dolore di scherno o di disperazione.
Questo è il linguaggio del rock. La mia "arte" fotografa la realtà non la inventa.
Chi vuol capire veramente ascolti.
E se a qualcuno dà fastidio tanto meglio. È ora che si svegli.
3) Ancora sul mito. In un libro di Delfina Rattazzi , "Say Goodbye", c'è una storia divertente. Lei à a New York, capita a un party. A un tratto alla festa arriva Bob Dylan, tra i due scocca la scintilla, alzano una tenda da campeggio in mezzo al giardino e fanno l'amore tutta la notte. "Non potevo mica non farlo, si trattava di Bob Dylan", dice lei. E pure il marito capisce, soddisfatto: "Era pur sempre Bob Dylan". Sono cose vere, reali? Le è mai capitato di provare di persona una forma così immediata di generosità da parte di una fan?
A proposito del mito, bisognerebbe mitizzare le opere non l'artista che le ha realizzate. Quelle possono essere straordinarie o addirittura perfette ma l'artista è solo un uomo come gli altri con un talento particolare ma certamente parecchi difetti. No, a me non è ancora capitato. Mi sembra una leggenda metropolitana. Se fosse vero non ci sarebbero proprio limiti alla provvidenza.
Comunque se fossi stato nel marito, Bob Dylan o no, l'avrei mandata a quel paese. Certo che tutte le scuse sono buone per le donne. Agli uomini del resto non servono nemmeno quelle.
4) Come'è il successo? Si vive da re? Ci si alza alle tre del pomeriggio, senza bisogno di niente e di nessuno perchè tanto basta la soddisfazione di come vanno le cose? Assomiglia a una cosa dal genere, oppure no?
Dipende. Ci sono tanti tipi di successo. Quello come il mio che è arrivato dopo tanti anni di sacrifici e di insulti è una gran bella soddisfazione.
Quello dopo un concerto assomiglia a una cosa del genere. Ma dura lo spazio di un giorno e a volte anche meno. Non è una condizione duratura, almeno per me.
C'è sempre una nuova sfida da prendere o lasciare, da vincere o perdere. La verità è che chi non ha bisogno di niente e di nessuno non ha nemmeno bisogno di successo.
5 ) Può raccontare un aneddoto poetico sul successo
Di poetico il successo non ha niente. È solo una conferma, una gratificazione.
Il successo è la cifra del valore di quello che si fa. Sarebbe bello avere il successo senza la celebrità. Essere riconosciuti da tutti è molto divertente i primi tempi poi diventa una vera tragedia. Non ci si può più muovere. Ci si sente continuamente osservati. Pensate a quando qualcuno vi fissa con insistenza. Vi dà fastidio vero? Beh, questa è la condizione perenne di chi è molto famoso. È come salire su una giostra molto divertente per qualche giro ma che poi non si ferma più. Certo c'è di peggio nella vita direte voi ma io sono contento se all'estero non mi conoscono.
6) In un intervista le ho sentito raccontare che suo padre voleva che lei studiasse, perchè così avrai un mestiere migliore del mio, da fare al coperto. E si può dire certamente che lei lo abbia soddisfatto. Ho letto che una volta ha ottenuto un autografo da Frank Sinatra nel suo camerino. Ho letto che nell'agosto del 1980, l'anno in cui c'erano polemiche accese per "Colpa d'Alfredo", ha cantato inni religiosi in una chiesa di Zocca. A questo punto, che altro resta da fare?
Mio padre voleva che facessi il ragioniere. Sognava per me un lavoro sicuro, magari statale. Ma lui non aveva conoscenze e io volevo una vita spericolata. Purtroppo è morto prima e non ha visto niente di tutto questo. Era sempre stato orgoglioso di me e oggi sarebbe fiero. Sinatra non l'ho mai visto e la messa per chitarre l'ho scritta dieci anni prima. Erano i primi anni settanta, facevo l'università e d'inverno a Zocca per ammazzare la noia tra un esame e l'altro mi sono divertito a scrivere una messa rock per la notte di Natale e organizzare un coro con le adolescenti del paese quelle che poi mi hanno ispirato Albachiara. La vita è bella perchè e varia.
7) Una domanda scema, ma fondamentale. Lei è consapevole del suo talento? In che misura si accorge della solidità della sua forza creativa? Si rende conto del talento, mentre scrive le canzoni, oppure se ne accorge soltanto dopo, sulla base delle reazioni di chi l'ascolta?
Ogni volta che riesco a scrivere una nuova canzone mi meraviglio del miracolo di esserci riuscito. È una capacità che non controllo e sono tanti i tentativi deludenti o che non vanno a buon fine. È molto frustrante. Ci sono canzoni che sono venute in dieci minuti, il tempo di scriverle. Per altre ci sono voluti mesi. Lo sento subito quando una canzone è riuscita bene ed è una soddisfazione straordinaria. Dopo non vedo l'ora di farla sentire a qualcuno per vedere che faccia fa.
8)Quando non riesce a prendere sonno, che cosa le passa per la testa?
Ho una vita interiore molto intensa, turbolenta e agitata che fatico a tenere sotto controllo.
Sono una contraddizione vivente. Ho un carattere difficile e malinconico che tende spesso alla depressione. Non sono mai in pace con me stesso. Ho ansie spesso immotivate e repentini cambi d'umore. Non sono mai andato da uno psicanalista perche l'analisi me la faccio da solo attraverso le mie canzoni. Ormai mi conosco benissimo e non mi piaccio molto. Solo applicandomi alla realizzazione di qualche progetto trovo il modo di incanalare tutte queste forze in qualcosa al di fuori di me. Se le lasciassi libere mi distruggerebbero.
9)Se e quante volte le capita di scrivere una canzone, di sentire che fa schifo e di buttarla via? Come funziona? Da qualche parte c'è un cassetto con dentro le canzoni che non le piacevano?
Di solito se non mi piacciono non le finisco neanche. Sono molto esigente. Ho un cassetto pieno di necessità e grandi speranze. Non so mai se riuscirò a sciverne un'altra.
10)Quante canzoni scrive all'anno? E un buon ritmo?
Poche a volte neanche una. Riesco a scriverle solo in certi momenti molto particolari e quando sono proprio con le spalle al muro.
Certo con il mestiere che ho potrei scriverne anche una al giorno ma non sarebbero come quelle che conoscete.
11) E arrivato Walter Veltroni nella Grande Politica. Dobbiamo tutti alzarci in piedi perchè sta soffiando il vento nuovo, o possiamo pure rimanere comodi che tanto non cambia nulla?
Guardi la politica bisogna farla più che commentarla. È come parlare di calcio al bar. In italia Siamo tutti allenatori.
La nascita di un nuovo grande partito democratico di sinistra è di certo un grande avvenimento storico. Ma per cambiare veramente qualcosa in questo paese ci vorrebbe la bacchetta magica. C'è una burocrazia vecchia costosa e inefficiente che nessuno si azzarda a toccare e riformare. Un debito pubblico accumulato allegramente in cinquantanni di clientelismo e malgoverno quasi impossibile da sanare. Le infrastrutture e i servizi sono pessimi. Quelli che pagano le tasse si vedono portare via il 60% del loro reddito anche per colpa di chi non le paga che al massimo riceve una multa mentre dovrebbe essere messo almeno in galera. La giustizia ha dei tempi talmente lunghi che i processi durano decenni ed è come se non si facessero. Poi non c'è la certezza della pena. Unica certezza è la carcerazione preventiva. Una vergogna per un paese civile.
Chi ruba miliardi a piccoli risparmiatori viene messo agli arresti domiciliari in attesa di un processo che con dei buoni avvocati non finirà mai e il reato andrà in prescrizione. La gente onesta e comune è ormai esasperata. Intanto i politici discutono in televisione di principi, valori, ideali e firmano autografi. Vivono scortati, serviti e riveriti all'interno dei loro partiti e protetti dai loro privilegi molto lontani dalla realtà della gente comune. Se commettono errori o vengono coinvolti in qualche scandalo gridano subito al complotto e non si dimettono nè si vergognano. Se raccontano bugie o promettono cose che poi non mantengono non subiscono nessuna conseguenza. Quando vincono vanno al governo e se perdono vanno all'opposizione ma il loro stipendio rimane invariato. Per la gente cambia molto ma per loro non cambia niente. Troppi partiti e partitini che difendono i loro elettori a discapito del bene comune. Molti fanno politica solo per fare affari e curare i propri interessi personali. E intanto il mondo rotola e il mare sempre luccica �comunque saluto Walter Veltroni!
12)Una donna, mediamente, quante canzoni può ispirare? Perchè le donne delle canzoni vengono meglio, più vive e autentiche, di quelle dei romanzi o delle donne di un film?
Una donna ne può ispirare anche tante. Ogni donna è un misterioso universo da esplorare, conoscere, amare o odiare. Ogni donna rappresenta per un uomo una inesauribile fonte di emozioni, sensazioni, passioni, illusioni, sogni e certezze. Non c'è niente nell'universo di così bello, intrigante e affascinante come la donna. Quelle tratteggiate nelle canzoni sono descrizioni che lasciano ad ognuno la possibilità di essere completate con la propria immaginazione. Forse per questo sembrano tanto vive e autentiche.
Infine, un'ultima domanda. Ma perchè proprio Steve Mc Queen?
Steve Mc Queen è stato l'idolo della mia giovinezza. Bello e dannato con quella splendida faccia da simpatica canaglia. Lo ricordo soprattutto nel film "La grande fuga" dove interpreta meravigliosamente quel personaggio eroico, ironico, indomable e impenitente. Anche la sua vita è sempre stata vissuta spericolatamente all'insegna del rischio e dell'azzardo. Una vita al massimo. Esattamente tutto quello che avrei voluto essere io.
Daniele Raineri