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1 Aprile 2012
 

…E te lo voglio Urlaaare!

di Valeria Vecchione

Ricapitoliamo -se possibile- la sua vita in sintesi.

A partire dagli anni 80’ comincia il suo irrefrenabile successo: da che gli tiravano le freccette sul palco per denigrarlo durante concerti in cui bazzicavano in pochi, la scena musicale in Italia ha dovuto gettare la spugna e ammettere di avere di fronte un fuori classe, uno fuori dagli schemi. Per alcuni solo uno “fuori”, ma si sa, nel rock il mix fra novità e follia è sempre vincente.

E il primo ostacolo è superato.

Comincia quindi la scalata al successo, i suoi dischi sono fra i più venduti e i biglietti per i suoi concerti vanno via come il pane. I giovani (e non) si identificano con lui, e non perché non hanno personalità ma perché -come per ogni Arte che si rispetti- la musica parla attraverso il Popolo e viceversa il Popolo sceglie di esprimersi attraverso canoni non convenzionali, certamente più diretti e convincenti delle regole di cui tutti parlano saggiamente ma che sono in pochi a rispettare. Nel caso di Vasco Rossi, la sua musica ha dato voce a tutti quelli che hanno potuto acquistare dai vinili alle musicassette e dai cd alle “applicazioni”. Nel 1982 lo davano per spacciato senza aver compreso, invece, che già andava al massimo e con lui mezza Italia si stava già ..applicando.

Dicevo, il successo si fa vivo: i fan impazziscono e accorrono da ogni dove, se una volta eri figo con sù le Nike, a partire dagli anni novanta se non hai visto un concerto di Vasco Rossi non hai capito un cazzo.

L’”azienda Vasco” si mette in moto: gli show sono prorompenti, oramai sono un appuntamento imperdibile, che ce ne vorrebbero due di Vasco Rossi per accontentare tutti, tantissimi. Troppi?

Secondo ostacolo: i nostalgici non amano dividere il loro idolo col mondo intero e preferiscono il Vasco “meno commerciale”. In tanti anni, giuro, io non ho mai capito questo ragionamento. E mai che qualcuno abbia saputo spiegarmi come si fa a reclamare quanta più fedeltà e presenza, senza che si inneschi inevitabilmente un meccanismo commerciale/aziendale di fronte a una cosa come 620 concerti in tutta Europa, 29 album, oltre 60mila iscritti al fan club e un mare di gente dietro le quinte e in “sala macchine” cha ha dato vita a quello che da tre decenni è l’evento più atteso di sempre. Ergo, si parla della gestione di qualche milione di persone.

Se all’inizio degli anni 90’ si pretendeva un Vasco “di nicchia” e per pochi eletti, nel pieno del Nuovo Millennio Vasco Rossi è considerato un’Istituzione: l’azienda è andata a gonfie vele e i fan sono stati abituati a una sequela cadenzata, stagionale. E lui è sempre tornato, puntuale.

Seicentoventi concerti spalmati nella vita di 3 generazioni, di cui cinquanta con una presenza di un milione di persone fra il 2009/2010. Roba da chiodi.

Sono passati trent’anni. Tutti si chiedono quanto ancora durerà questo favoloso viaggio e nessuno ha il coraggio di ammettere che niente è per sempre: non è eterno Vasco che fa il pazzo sul palco e si destreggia fra case discografiche e tour (de force), non può avere vita eterna l’azienda che per anni ha cavalcato l’apice del successo più assoluto grazie al suo impegno (indiscusso) ma soprattutto alle intuizioni di un “montanaro”.

“C’è qualcuno che non sa …. più cos’è un uomo..”.

Terzo ostacolo: Vasco Rossi si “dimette” da Rock Star.

Gli equilibri vacillano. In una precisa epoca in cui le aspettative non possono e non devono essere deluse per non passare dalla parte dei “cattivi”, Vasco trova il coraggio di dirci che la macchina che in tanti anni è andata a mille all’ora, ha fuso. Un viaggio, a cotanta velocità, non può durare all’infinito.

A meno che non prosegui a piedi… dove, come e con chi vuoi tu.

Mi chiedo in quanti hanno capito e quanti hanno inteso che la risposta non sta in quell’ultimo piano di un albergo.

Ma nel libero arbitrio di un uomo di poter scegliere la sua prossima destinazione.

“Il concerto non può durare all’infinito e io non sono per le cose che finiscono. Questo è il problema ed è anche la storia della mia vita.”
 


 


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