I Kinky (Gilberto Cerezo, Ulises Lozano, Carlos Chairez, Omar Gongora, Cesar Pliego), originari di Monterrey in Messico, si sono fatti conoscere nel 2001 con il loro album omonimo e grazie ad una serie di canzoni di respiro internazionale, anche se realizzate nel piccolo studio della band. Come musicisti che non solo conoscevano bene il proprio strumento, ma si conoscevano bene tra loro da anni, facendo parte della piccola ma attiva scena musicale di Monterrey, sono riusciti a mettere insieme un progetto che esprimeva una visione collettiva e un sound alquanto particolare e "coraggioso".
L'album dei Kinky combinava infatti groove dance di stampo americano ed europeo con rock'n roll condito di ritmi tradizionali dell' America Latina (come la cumbia e il norte o) per un sound nuovo e originale. Grazie a questa miscela sonora si sono guadagnati un notevole seguito di fan e sostenitori negli USA, dove il gruppo ha suonato a lungo e dove ha dimostrato di essere una eccellente live band. I Kinky hanno fatto più di 180 concerti in un solo anno, viaggiando per il mondo e trovando anche trovato il tempo di lavorare a nuove idee musicali grazie ai computer portatili.
La band si era creata un notevole seguito anche in Inghilterra tanto che il produttore inglese Chris Allison, che ha lavorato con i Coldplay e The Beta Band, prese i Kinky sotto contratto nel 2000 per la sua etichetta Sonic 360 a sua volta distribuita in America dalla Nettwerk America. Allison aiutò la band nella produzione del loro primo album e li ha incoraggiati a produrre con le proprie forze il nuovo lavoro, Atlas, e a trovare il luogo giusto per sviluppare le loro idee.
Si sono infatti trasferiti in un isolato ranch nel Quintana Roo, nel sud del Messico, a lavorare per un mese. In una bellissima spiaggia l' vicino hanno trovato tranquillitá e creativitá allo stesso tempo; e hanno composto sette delle nuove canzoni per l'album. "Era praticamente una vacanza-lavoro", ricorda Gil. Quando eravamo nella giungla eravamo circondati da animali e da insetti di ogni tipo. Anche quando stavamo al computer a lavorare lo schermo era pieno di animaletti e cosí anche gli strumenti. Una volta stavo registrando la parte vocale quando mi è entrata una mosca in bocca: l'ho subito sputata via. Ma é stato divertente avere questo tipo di interazione!
Da l i Kinky sono partiti per un altro tipo di giungla, Los Angeles, per scrivere qualche altra canzone e lavorare con il noto tecnico del suono Thom Russo (System of a Down, Audioslave). Russo ha contribuito a tirare fuori un sound piú crudo e rock rispetto al disco di debutto dominato da un sound elettro-pop (anche se non hanno affatto abbandonato le tanto amate macchine). L'approccio per questo disco é stato diverso dal primo perché volevamo focalizzarci su un sound più organico, da band live, dice Ulises. Nel primo disco ci siamo registrati da soli e abbiamo utilizzato molti loop. Per questo album non abbiamo usato molti loop o sample. Si é trattata piú di una session dal vivo dove registravamo tutto il pezzo anche su nastro, piuttosto che usare solo il digitale. Si possono ascoltare distintamente i suoni "veri" della chitarra, della batteria, del basso e delle voci.
Saranno stati questi ambienti così diversi ad avere ispirato la copertina del disco dove c'è uno strano ibrido tra una cavalletta e un aereo supersonico? Sarà il fatto di essere spesso "on the road" che ha invece dato il carattere ai testi delle canzoni? Dal punto di vista del suono ci troviamo di fronte ad un incontro/scontro tra la musica suonata dal vivo e le apparecchiature digitali; da quello dei testi si va dal saper apprezzare gli attimi vissuti ("Snapshot", che deve il suo ritmo ad uno stile del nord del Messico che si chiama "quebradita") al trovare qualcosa di speciale anche in quei momenti di mezzo quando si aspetta che accada qualcosa d'altro ("Airport Feelings"). Ma tutto parte direttamente dal Messico con il singolo "Presidente".
Ci chiediamo di che colore sia il nostro presidente: verde, bianco, rosso spiega Gil. Sono i colori della nostra bandiera e fanno pensare a cose diverse. Il rosso é un colore forte e può significare anche pericolo. Il bianco rimanda a pace e candore. Verde vuol dire che le cose stanno crescendo e sviluppandosi. Quindi ogni colore rappresenta uno stato d'animo, un sentimento e penso sia una buona analogia con la nostra bandiera.
Nel corso del disco Gil abbraccia lo spirito letterario del realismo magico. Sento che i piccoli dettagli possono significare grandi cose, dice. Le cose di tutti i giorni hanno un che di magico intorno a loro, cose quello che cerco di fare è reare grande caos da cose piccole. In uno dei migliori tra questi momenti nell'lbum, "Mria Josef" si narra di un tale nel cui stomaco cresce una farfalla dopo che l'uomo ha ingoiato un verme da una bottiglia di tequila. E una storia che sarebbe benissimo potuta nascere dalla penna di Gabriel Garcia Marquez o di Carlos Castenada.
In Atlas c'è anche il contributo di alcuni ospiti importanti. Il compositore Itaal Shur (autore di "Smooth", per Santana) ha scritto, assieme alla band, la fantasiosa "Not Afraid", il cui testo recita versi come "They say dreams enter from the feet/So they recommend bare feet to sleep if you want Morpheus to come" (dicono che i sogni entrino attraverso i piedi/per questo si raccomanda di dormire a piedi nudi se si vuole che arrivi Morfeo).
John McCrea dei Cake (con i quali i Kinky hanno fatto un tour) presta la sua voce ai vigorosi ritmi colombiani di "The Headphonist". La canzone descrive la vita vista da sotto un paio di cuffie per ascoltare la musica. Un qualcosa che a Gil capita spesso, quando, per esempio, scrive testi mentre cammina per le strade di Hollywood. Le cuffie sono il luogo dove puoi sentire in stereo come in nessun altro posto, dice lui. Te lo senti in testa e hai veramente il senso di dove siano i vari suoni, quali ti circondano i capelli, quali sono nel tuo stomaco, quali sono a destra o a sinistra. E li puoi separare.
Musica che si può "sentire" in tutto il corpo? Sì, questo sono i Kinky.