14 Maggio 2011
Appena dopo che ti sei svegliato
di Chiara Sclarandi
Non so perche' si chiama Ernesto, ma e' cosi'. In realta' mi piacerebbe chiederglielo, ma non mi e' dato di fare domande, chissa' se e' figlio di qualcuna innamorata del "Che", oppure no.
Lo vedo camminare accaldato e solo, arrampicarsi per una strada campagnola tipicamente italiana. Pensa ai fatti suoi e mastica un filo d'erba. Vorrebbe essere su una metropolitana accaldata e strapiena di mille facce in qualche enorme citta', e invece va verso casa.
Lo vedo sdraiato all'ombra di un albero appena sbarbato e docciato, sfumacchiando qualcosa. E' il mio Ernesto, e pensa ai fatti suoi. Ha appena quattordici anni, e' solo un abbozzo di quel che sara', eppure lui e' convinto di essere ormai cresciuto. Inutile dire che i suoi occhi sono azzurri come il cielo, limpidi piu' delle lacrime, circondati da ciglia lunghe e nere. Lo sguardo e' semplicemente pulito, diretto e chiaro. E' decisamente bello il mio Ernesto, non so perche'...ma e' cosi'.
Ha sognato qualcosa e me ne deve parlare, ma non ora, ora ha da fare. Mi afferra, mi guarda, poi mi butta nello zainetto, insieme all'ipod, il suo costume, l' asciugamano e la scatola magica. Ho gia' capito che mi portera' al laghetto. E infatti sballotto, sono sulla bici, sulle spalle del mio Ernesto, sdraiato sull'asciugamano bianco e profumato. Vivo bene, ho trovato la persona che fa al caso mio. Non mi bagnero' al laghetto. Gia' lo so.
Si tuffa dall'alto facendo un gran rumore e tanti schizzi, poi nuota, risale e si rituffa. Puo' andare avanti cosi' per ore, senza stancarsi mai. Carpiato, con capriola, all'indietro. Bomba e candela. Poi si riposa. Il suo respiro e' affannato, ma lui e' felice, Il battito rallenta mentre la pelle si asciuga, solo i capelli un po' lunghi restano uniti dall'acqua.
Ovviamente la musica la sta scoltando ad alto volume, maledetto, mi trascura. Ha deciso di starsene li' a fumare quell'incenso e di estraniarsi col suo cantante preferito.
Picchietta con le dita e tiene il tempo, a volte canta una frase ad alta voce, allora alza anche il braccio, fa smorfie, afferra un sassolino, si vede proprio che mentre ascolta... vive.
E' capace ora di tirarsi in piedi e mettersi a ballare, i capelli gocciolano, e tanta e' l'energia, che quando si risiede ormai singhiozza, e poi piange, ma solo un minuto.
Viene al leghetto a nuotare, frigna un po', e poi si rialza. Come e' profondo e puro il mio Ernesto, spero che abbia la forza di rimanere cosi' anche da grande.
Poi mi afferra insieme alla penna e mi apre su una pagina bianca.
Stanotte guidavo la macchina, pensavo a come ero bravo con quel cambio senza avere mai guidato, ero totalmente padrone del mezzo, mi sa che avevo pure la sensazione di essere piu' alto. Anzi, ce l'avevo di sicuro, perche' quasi mi ritorna, quella sensazione, a ripensarci. Mi dicevo di andare piano, perche' appunto era la prima volta, ma cavolo ci riuscivo benissimo, era proprio facile, e cosi' ho accelerato un po', poi di piu', fino al massimo. Fino a quando non potevo piu' rallentare. Un sudore freddo mi ghiacciava la fronte ma non riuscivo a frenare. Poi ho intravisto in lontanaza un traguardo, la vittoria, ora capivo perche' andavo cosi' forte... ero in gara. Sti cazzo di sogni... mi son svegliato che stavo per salire sul podio..."la vita e' dura" pure quando dormi. Nel mondo onirico la filicita' e' li', appena dopo che ti sei svegliato.