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14 Dicembre 2011
 

All'inizio fu just do it!

di Salvatore-ilNero-Martorana




Mi affascinò il suono da slang di sobborgo newyorkese, masticare parole di plastica senza conoscerne il significato. Mi caricava. Poi venni a saper che voleva dire Fallo!, e i ricordi del film di Tinto Brass annebbiarono il valore oh yeah! dell'imperativo di vita.
Deluso, mi feci una passeggiata tra il grigio di Torino. Sentii suonare i Grey Cold Bagna Cauda, banda rumeno-piemontese, e iniziai a puzzare d'aglio. Il pessimismo mi implorava di non essere così tanto pessimista, nel mentre si toccava. Uno della band, il fisarmonicista, si avvicinò chiedendomi: "hai unieuro amigo?" "No, guarda... non è il momento" "Ehi, bello italiano. L'ottimismo è il profumo della vita!" poi senza battere ciglio spaccò la bottiglia e minacciò me e famiglia. Scappai. Eppure mi sembrava un buon uomo: baffi unti, coppola da "Il giorno della civetta" e sguardo un pò rincoglionito. Venni a sapere che si chiamava Tonino Guerra, poeta.
Avrei voluto fare qualcosa, solo che non potevo! Fino a quando il televisore fuori dalla rivendita di elettrodomestici usati recitava, usando la faccia di un ragazzo di colore ben vestito, un messaggio ipnotizzante: yes, we can!
 Dunque, prima di emozionarmi cercai di capire: yes è sì, we è noi e Ken è shiro? "Scusi, Buon uomo Ken che è in inglese?" "Can è potere" "Ah". Dubbioso, gli feci accendere e pensai "Come se me lo doveva dire lui che Kenshiro è potente". Girai l'angolo e tra i gatti e la puzza del vicolo mi misi a petto nudo. Non trovai le sette stelle di hokuto. In compenso mi puzzavano le scelle prepotentemente.
Sì, noi siamo Ken. In effetti, sembra di vivere in un'era post-atomica. Toccai le tempie del barbone, ma non esplosero. Anzi, scosso, iniziò a vomitarmi tutto attorno. Tutto intorno a te! mi disse suadente una mega volpe di ragazza dietro. Era così figa che lasciai che mi prendesse per il culo.
Il mondo di fuori non era per me. Troppo vincente, ottimista, sorridente.
Decisi di tornarmene a casa. I cartelloni erano pieni di messaggi positivi nothing is impossible, live your life, be yourself, perché voi valete, don't worry be happy... la testa prese a girarmi, mi misi a correre cercando di sfuggire quando ecco che trovai la tana, la salvezza, l'oasi: il bar.
"Coglione, dove credi di essere? Nel cesso di casa tua?! Non si sbatte la porta!"
"Ohhh, grazie a Dio! Ha una RedBull? Ho bisogno di qualcosa che mi metta le ali"
Non riuscii a finire la frase che il barista mi prese per il bavero della camicia Burberry, gridandomi: "Senti, brutto finocchio, qua dentro abbiamo vino, birra, rum e whisky." "Whisky, grazie!" "Bene."
Non eravamo molti lì dentro: ciò che affollava il locale erano i guai di ognuno e i ricordi che si scazzottavano con il presente. Del futuro, neanche l'ombra. L'unico che dava un senso al suo attimo era il rognoso barista, pareva si chiamasse Caronte. Non era certo un bell'ambiente ma stavo al sicuro dalle frecce scagliate da quei cartelloni della pubbli-città. C'era tanta tristezza ma neanche un briciolo di ipocrisia, la sincerità divenne la bandiera bianca issata da una finestra di Berlino.
Mi sbronzai, senza portar nessun vaso in salvo. Riuscii a malapena a portare me (salvo) al vaso, adibito a cesso, forse per l'occasione.
Pagai e lasciai il resto, più che altro per giustificarmi il fatto che il barista non me l'avesse dato.
Era notte. Presi una Marlboro e mi incamminai tranquillamente verso casa. Il pacchetto mi ricordava che IL FUMO UCCIDE. Anche nascere uccide, anzi si può morire solo nascendo. Che facciamo, non nasciamo più?
Me la fumai di gusto. Prima di entrare in casa riuscii a intravedere uno di qui cartelli: Gioca responsabilmente. Immaginai il padreterno creare Siffredi, dotandolo del bendidio, per poi obbligarlo alla castità. Certo, il senso dell'umorismo non mancava a quei grandi comunicatori sociali.
Accesi il pc ed entrai su facebook.
Ventidue notifiche: un sacco di inviti a eventi del cazzo, proposte di giochi idioti, commenti incommentabili, alcuni mi piace.
La frontiera del Mi piace mi inquietò: andremo a letto in base al feedback del prossimo? Chissà. Certo a letto si è più crudeli, mentre su facebook il Mi piace è un buon modo per togliersi dalle palle dei gran rompicoglioni.
Perplesso feci un giro di bacheche. Intuii che nelle bacheche c'era un giro di feci. Direi spaccio di merda.
Stay foolish, stray hungry - Ringrazio di essere una pazza, che noia la normalità - Vivi come se dovessi morire domani, pensa come se non dovessi morire mai - Fiero di essere diverso - odio gli ipocriti... bla bla bla... blablabla... blablà bla!
Assistire all'impunito stupro continuo delle frasi di Nietzsche, Wilde, Bukowski diede il colpo mortale alla nottata.
Prima, però, mi tracannai un pò di Coca Cola per aiutare lo smaltimento della sbronza. Mi assalì di colpo la nostalgia. Un ricordo mi corrose da dentro: non quando da bambino venni a sapere dell'inesistenza di Babbo Natale, ma quando da adulto venni a sapere che quel Babbo Natale lo aveva creato la Coca Cola.
Cercai di addormentarmi, col pensiero fisso all'uomo, quel povero mammifero che nella giungla della città, ogni mattina, si alza e senza saperlo dovrà correre più veloce o la pubblicità se lo mangerà. Trallallero trallalà.
 
Salvatore-ilNero-Martorana
 


 


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