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5 Ottobre 2011
 

Adolescenza, ma che scemenza

di Claudio Bardi

Quando ero ancora un adolescente pensavo che il lavoro più importante del mondo fosse quello del cantante. Perché, malgrado potesse sembrare ovvio che il mondo andasse avanti grazie all'economia, al lavoro, all'amore, al sesso o ad altre mille cose, ogni volta che qualcuno - che chiunque! - viveva, guadagnava, comprava, vendeva, lavorava, amava, scopava o faceva qualsiasi altra cosa, anche la cosa più improduttiva o banale, come ricordare il primo bacio o pulire la cucina, be'… lo faceva sempre con una radio accesa in sottofondo o con un ritmo accennato nel cuore mimato furtivamente da labbra senza voce.

Insomma, tutto quello che faceva la gente, lo faceva sempre accompagnata da una specie di colonna sonora della propria vita, sempre con una certa canzone nella testa.

Anche se poteva capitare di fare azioni senza una radio vicino o lontano da ogni musica, ogni persona traeva comunque la ragione di quelle azioni, lo stimolo del loro inizio e la forza della loro conclusione, dall'energia che aveva acquisito tempo addietro da una vecchia canzone ascoltata magari con apparente superficialità, che credeva dimenticata e che invece resta sempre viva nel misterioso caos del cuore.

La gente non se ne accorgeva, non aveva motivo di sospettare che la realtà potesse essere qualcosa del genere. E il fatto che la gente non se ne accorgesse giustificava anche abbastanza bene il fatto che io fossi il solo a sostenere con assoluta convinzione una simile teoria:

Se ci fosse uno sciopero generale di radio, concerti, dischi e cantautori, l'intera umanità cesserebbe di esistere, la gente di colpo non farebbe più niente e si sentirebbe morire.

Certo, poi questa teoria poteva pure apparire soltanto un'apocalittica e patetica scemenza da adolescente. E infatti lo è stata.. ma, adesso che sono quasi quarantenne, resta ancora viva e bella!

Claudio Bardi
 


 


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