29 Agosto 2011
CRONACHE DAL 3025 - Un certo Vasco, che fu un passo avanti
di Moreno Pisto
Mi ricordo che, proprio in quegli anni, c’era chi lo definiva personaggio poco raccomandabile, chi sbandato o stordito.
Mi ricordo che il suddetto Vasco Rossi scrisse anche una canzone per vendicarsi di quel giornalista che lo aveva definito in quel modo, faceva più o meno così: meglio rischiare che finire come quel tale che scrive sul giornale.
Mi ricordo che piano piano i critici, compresi i giornalisti, cominciarono ad osannarlo quel Vasco Rossi lì, che intanto piaceva, conquistava la gente, con le sue canzoni e le emozioni che esse regalavano.
Mi ricordo, con estrema chiarezza, che i critici e i giornalisti facevano sempre i sapientoni ma che non scoprivano mai niente. Arrivavano sempre poi.
Mi ricordo che andò alla stessa maniera anche molti anni dopo, sul duemilaeundici, anni di cui - per fortuna - restano poche tracce ai giorni nostri.
Mi ricordo che Vasco Rossi diventò da rockstar un social rocker, così almeno disse lui in uno dei pochi video ritrovati. Imperversava su quella piattaforma di comunicazione denominata Facebook.Diceva quello che pensava, come aveva sempre fatto. E in Italia non era uso e costume farlo.
Mi ricordo che era uso e costume parlare solo per convenienza misurando azioni ed eventuali conseguenze. Chi non rispettava la cosa era fuori, classificato ridicolo o delirante.
Mi ricordo che essere se stessi era un danno e che Vasco Rossi fu uno dei pochi a fottersene, di questo, e che sempre quei critici e quei giornalisti ricaddero sempre nello stesso errore negli anni Ottanta, non capaci, fra un buffet, una cravattina a pois e un paio di occhialini colorati, di capire che come al solito quel Vasco Rossi era un passo avanti. Per il semplice fatto che aveva tolto fra sé e gli altri un filtro, uno schermo, un velo. Ed era vero.
Mi ricordo che furono in pochi a capire che Vasco fu la prima vera star italiana a usare quel Facebook lì come strumento per parlare alla sua gente, fregandosene di quello che diceva tutta l’altra gente.
Mi ricordo che dopo sarebbero venuti gli altri. Lui aveva aperto una strada, come era capitato negli anni Ottanta. Aveva preso la strada che faceva più paura. Quella di dire e fare ciò che si sentiva di fare. Gli altri rimasero bravi nel chiacchierare, nel raccogliere le briciole, nel prendersi sul serio, nell’essere pesanti. La leggerezza appartenne ad altri tempi, di là da venire a quell’epoca. Dove, comunque, era sempre meglio rischiare che finire come quel tale. O come quei tali.
Moreno Pisto
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