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29 Giugno 2013
 

QUATTRO STORIE IN UN'ANIMA SOLA!!

di IlFolle Beltrano

QUATTRO STORIE IN UN'ANIMA SOLA!!

IlFolle Beltrano


"BOLOGNA, STADIO DALL'ARA, 26 GIUGNO 2013"!

"Ma quante volte l'avrai visto? Ma non ti sei rotto ormai? Sarà la
cinquantesima volta che vai ad un suo concerto"!
La giornata di Pierluigi iniziava così, con le solite prediche di sua
madre, le solite parole che precedono ogni concerto di Vasco.
Questa volta però,le strigliate della Mamma erano più fitte del solito.
Pierluigi è un uomo con spalle forti, spalle di chi lavora da una vita,
di chi è abituato a rimboccarsi le mani.
Per Pierluigi quello del 26 Giugno era precisamente il
quarantacinquesimo concerto. Tutti vissuti intensamente; ogni volta
un'emozione diversa e insolita!
Questa volta Pierluigi si reca in quel di Bologna con altri
tre amici.

C'è Domenico, piccolo imprenditore di provincia che per la seconda
volta stava per assistere ad un concerto di Vasco. Domenico è un ragazzo
sveglio: è emozionato, teso, un caleidoscopio di sensazioni pure.

Poi c'è la coppia di fidanzati: Davide e Simona. I due vivono in simbiosi, per loro
è il dodicesimo concerto, per loro la musica di Vasco è un vero e proprio
stile di vita...

Francesco era dalle cinque del mattino davanti ai cancelli del "paradiso
bolognese". Aveva passato tutta la giornata sotto il sole, poi sotto una
sottile pioggerellina. La giornata si, non era molto calda, ma il calore
dei corpi di chi gli stava vicino era una fiamma di passione che ardeva in
ogni centimetro della pelle.
Francesco era partito dalla Sicilia da solo.
Nella sua combriccola è l'unico che ama Vasco alla follia e così, ogni volta che se
ne ripresenta l'occasione, Francesco parte da solo lasciandosi alle spalle
il suo piccolo paesino di benpensanti. Una volta che i cancelli vengono aperti,
Francesco viene travolto dalla folla e spinto fino in fondo, fin laggiù,
fino a quella transenna magica, fino a toccare le porte dell'infinito. Ora si
guarda intorno. Il Dall'ara è stupendo, il palco un gigante buono. Ora manca
solo l'officiante...


Teresa e Silvia giocano con un foglio di carta preso da terra, lo
strappano in piccole porzioni in maniera tale da crearci minuscole palline da
lanciarsi poi da lontano; quasi come una guerra dove, al posto delle bombe, ci sono
brandelli di carta. Un gioco infantile, ma è un'esplosione di felicità in quel
momento.

Forse quella gabbia nel prato di grandi vascolizzati cambiava ogni cosa,
forse ogni piccolo gesto lì dentro diventava felicità, ogni piccola parola,
ogni piccolo momento era la sublimazione della propria esistenza.
Teresa e Silvia vengono da Venezia: trentadue anni la prima, trentatré la seconda, sono
al ventesimo concerto del Komandante. La loro espressione è come quella dei
bambini un attimo prima dell'entrata di Babbo Natale. Quando iniziano le
prime note tutto intorno a loro scompare. Vasco con ironia si rivolge a loro:
"Sono l'uomo giusto per te"! Vasco continua nel suo inizio potente e ironico:
"E ti farò far l'amore sai, come nessuno te l'ha fatto mai". E' chiaro, si sta
rivolgendo nell'immaginario delirante a Silvia e Teresa, e loro in quel
momento ne sono veramente convinte.
Il concerto va avanti. Ogni canzone lascia ilsegno, questa volta, forse, ancor di più.
Così ecco le lacrime delle due
ragazze su "Ogni volta", per poi esplodere di adrenalina sul "Manifesto
futurista della nuova umanità".
Il concerto arriva alla fine del primo
tempo.
Le due rimangono assorte dalla bravura immensa degli altri protagonisti
del sogno. Si, un sogno, e il sogno ancora non era finito...


Giulio cerca di spingere Alfredo sempre più avanti. Il prato è immenso,
Giulio ha lavorato fino a tardi, e la carrozzina di Alfredo è rimasta in fondo,
forse troppo lontano da Vasco. In ogni canzone Alfredo si lascia andare, urla
di gioia e piange di felicità. Le varie emozioni sono variegate tra loro
mentre la carrozzina di Alfredo guadagna sempre più metri in direzione del palco.

All'inizio del secondo tempo del concerto, Vasco, decide di andarci duro.
Arriva "C'è chi dice No". Alfredo sembra quasi alzarsi dalla carrozzina,
nei suoi occhi traspare rabbia, determinazione, forza. Poi come una tempesta
improvvisa in un giorno d'Agosto, arriva "Gli spari sopra". Giulio per un
attimo lascia la carrozzina e con le ginocchia si piega all'altezza di
Alfredo.
I due si abbracciano e all'unisono gridano insieme al loro Komandante:
"Gli spari sopra sono per voi"! Poi arriva "Stupendo" e gli occhi di Alfredo
rimangono chiusi fino alla fine. Non c'è bisogno di guardare, è l'onda
rock di Vasco che lo sta trascinando via.
Il concerto va avanti e la carrozzina di Alfredo arriva davanti alla transenna.
Vasco non molla per un minuto.

Questo è l'ultimo dei sette concerti e quindi pigia forte, senza nessun freno.
Su"Rewind" è un delirio, su "I Soliti" sono brividi! Poi "Vivere non è
facile", e Alfredo si volta verso Giulio ridendo beffardamente.
Poi ancora a cantare. "Un senso", "Vita spericolata" e poi arriva lei: sua maestà "Albachiara"!
Alfredo è lì, stranamente muto. Non canta, mentre il resto dello stadio esplode.
Giulio lo guarda preoccupato ma poi comprende il momento. Alfredo continua a
guardare Vasco che come un ragazzino salta da una parte all'altra.
Le solite paranoie quotidiane, gli sbagli, gli ostacoli mai superati, la sfortuna, la voglia
di sentirsi vivi e volare via anche rimanendo seduti. Tutto in quel momento
aveva un senso, tutto in quel momento stava prendendo forma, un significato
eterno che si elevava oltre ogni cosa. Intanto Vasco saluta tutti e va via, via,
dietro quel maestoso palco.
Alfredo è in lacrime, Giulio rimane ancora fermo, quasi spiazzato da quello che stava
succedendo al suo caro amico.
Poi d'improvviso Alfredo asciuga le lacrime e sorridendo si volta verso Giulio:
"Io non l'ho salutato perché lui, lo so, torna, lui torna sempre... quando
meno te lo aspetti"!!...

IlFolle Beltrano
 


 


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