Utilizziamo cookie per assicurarti una migliore esperienza sul sito. Utilizziamo cookie di parti terze per inviarti messaggi promozionali personalizzati. Per maggiori informazioni sui cookie e sulla loro disabilitazione consulta la Cookie Policy. Se prosegui nella navigazione acconsenti all’utilizzo dei cookie.
 
 
20 Aprile 2013
 

Castellaneta 18/4 Volano emozioni

di Simona Barba

Castellaneta 18/4 Volano emozioni 

(di Simona Barba)


Non lo so dove andrò, ancora no.
Vado dove vai tu.
E ti seguirò...
Aspettavo te da tanto tempo ormai che quasi non ci credevo che, però non mi ero arresa...


Non mi ero arresa.
Non mi sono mai arresa e ho fatto bene.
Ho fatto bene perché il mio sogno si è finalmente avverato e non so che darei per poter rivivere per intero ed in eterno la giornata di ieri; per poter rivivere, insomma, le emozioni piu' vere ed intense che io abbia mai provato e che potessi mai provare in vita mia.
Non credo che riuscirei mai a dimenticare ogni singolo istante di questo giorno. Eppure ritengo di dover immortalare il tutto in una sorta di "diario di bordo" qui, proprio qui, su questo blog, il mio blog, dove di sfoghi, deliri e paranoie su Vasco ne ho scritte nel tempo, a bizzeffe:


"Parto, in macchina, alle nove di mattina, con destinazione Castallaneta.
Voglio "battezzare" questa mia avventura con quella che per me da due anni è una canzone culto. Anzi, a dirla tutta, è LA CANZONE: Prendi la strada.
Essa, da quando è uscita, mi ha dato la forza di credere in questo mio sogno apparentemente irrealizzabile.
E, perciò, che cosa ho fatto?
Esattamente questo:
Ho scelto la via che va sulla "luna" e non mi sono arresa mai, come ho scritto e detto poco fa.

Comunque...
Arrivo al Resort alle ore dodici. E lì attendo dapprima Cesare e Greg e, successivamente, l' inizio del sogno; l' inizio di quella che già sapevo sarebbe stata L' ESPERIENZA (stesso discorso che ho fatto con Prendi la strada, per intenderci).
Alle 14 la navetta ci porta lì alla sala dove è previsto l' incontro.

Da lì un' attesa di ben tre ore, tre ore fatte di arrabbiature, trepidazione, ansia, emozioni, commozione, specie nel vedere trasmesso lì di fronte il Live Kom 2011 e nel sentire Vasco cantare Quando un giorno ti incontrerò, magari per la strada, magari proprio sotto casa tua...
O... Magari proprio lì! Questo è stato il mio pensiero in quel momento! E i brividi non possono che avermi inevitabilmente attraversato la schiena!

Poi si apre quella porta lì a destra ed esce lui. L' uomo che inseguo da dodici anni. L' uomo di cui per anni ho scritto per l' esigenza di immaginarmi insieme a lui. L' uomo per cui nutro un amore ed un affetto immenso. L' uomo intorno a cui per anni tutto è ruotato. E non esagero, dicendolo. E' stato così. Lui per me è stato per anni il migliore amico che aspettavo di poter stringere a me, che aspettavo di poter ringraziare, di poter guardare in quegli occhioni blu, in quegli stralci di cielo incastonati lì sotto le sue palpebre.
Vasco si siede dietro la scrivania. Inizia a parlare, ma mi occorrono almeno dieci minuti per metabolizzare l' accaduto: quello stesso uomo poco fa descritto è lì a due metri da me.

Solo dopo questa fase di metabolizzazione posso iniziare a sentire la sua lezione di vita. Sì, lezione di vita. Non c'è altro modo di definirla.
Vasco parla di tutto. Dalla musica alle canzoni. Dalle canzoni alla sua arte. Dalla sua arte alla filosofia. Dalla filosofia alla lettura. Dalla lettura alla droga. Per poi passare a L' uomo piu' semplice. A se stesso come uomo. A se stesso quand' era ragazzo. Alla sua vita e, naturalmente alla nostra.
Vasco, del resto, è semplicemente uno di noi.
Poi smette di parlare. Ho la possibilità di prendere un microfono e parlargli. Lo faccio istintivamente. So bene di avere quella sola occasione e di doverla sfruttare al meglio.
- Vasco - dico.
Lui mi cerca tra la gente; e solo il fatto che lui stesse udendo la mia voce e mi stesse cercando con lo sguardo, mi scioglie immediatamente il cuore.
- Vasco - ripeto; e lui è ancora lì a cercarmi con lo sguardo, con quegli occhi blu.
- Vasco - ripeto ancora una volta; e allora mi vede.
I suoi occhi stupendi si posano finalmente su di me.
Sono emozionata, ma non a disagio.
Sono emozionata, ma non esitante.
Del resto, lui è un amico.
Riesco a dirgli con tranquillità: -Vasco, ho un romanzo nel cassetto che ho scritto, e che ha come protagonisti me e te. L' ho stampato appositamente per consegnartelo. Posso dartelo?
- Certo, assolutamente! - mi risponde, sorpreso.
- Con la scusa, ti porto pure una supprissata!
Lui ride, divertito.
Il pubblico calabrese si è messo a ridere ed applaudire, ma io non ci faccio caso.
(Riporto questa cosa solo perché mi è stata raccontata.)

Per me lì in mezzo c' è soltanto Vasco.

Faremo così, come fossimo solo io e te...
E così è stato, insomma.

Mi alzo in piedi e cammino verso la scrivania con un insieme di sensazioni e con la consapevolezza di essere finalmente lì all' interno del mio sogno, per l' appunto, un sogno che è, però, pura realtà.
Mentre mi avvicino alla scrivania, lui dice: -Anche i doni mi portate!
Sorrido e annuisco e gli lascio le cose sul tavolo, ma lui non si limita a prenderle: - Dai, vieni qui.
Faccio il giro del tavolo in trepidazione e dopo un' esitazione della guardia del corpo e dopo un Vasco che ribadisce altre due volte di volermi lì dietro con lui, riesco a passare.
Gli vado incontro, lo stringo forte a me e lo riempio di baci. Dopo di che, mi stacco, a fatica, e gli prendo il viso tra le mani. Lo guardo negli occhi. Da vicino.

(Ho un brivido solo a scriverlo.)

Il suo è viso arrossato. Quei suoi occhi blu sono ancora piu' in risalto a causa di questo suo rossore.
- Ti voglio bene, Vasco.
Lui non risponde. Continua a guardarmi negli occhi per qualche secondo; e lo fa con una dolcezza estrema, una dolcezza che non ho mai trovato in nessuno e lo dico con sincerità.
Con quello sguardo riesce, in quell' istante, a dirmi tutto.
Oltre tutto, sembra essere lui quello imbarazzato tra i due; e ciò lo rende ancora piu' dolce.
- Sei splendida - mi dice, continuando a guardarmi in quel mondo.

E, in questa sua frase, non vedo un banale complimento. Semmai vedo altro: Vasco recepisce la forza del mio affetto e me lo fa presente tramite queste due parole, dette, oltre tutto, in maniera sentita. Lo avverto. Lo capto. E' così.
Non posso che stringerlo ancora per poi dirgli:
- Sono dodici anni che aspettavo questo momento, metà della mia vita, e finalmente è arrivato.

Anche qui, Vasco continua a guardarmi con quel suo sguardo dolce, imbarazzato ed emozionato, che ripago con un: - Grazie.
Torno al posto e mi abbandono alla mia sedia per qualche minuto con la testa fra le mani, incredula di ciò che è appena successo.
Mi riavvicino a Vasco, dopo un po', per gli autografi. In realtà non mi interessa minimamente avere una sua firma. Agli amici non si chiedono mica gli autografi. Voglio semplicemente trovare una scusa per riaverlo una seconda ed ultima volta vicino a me, e per poter fare un regalo al mio migliore amico, rimasto a casa. Ottenute le firme, gli do l' ennesimo bacio e mi allontano, sognante; per poi attenderlo alla transenna di fronte la porta e fargli Ciao con la mano quando va via.
Ecco. Vorrei poter dire E' tutto, ma non posso.

Nel mio cuore albergano emozioni di ogni genere e, nonostante io sia una scrittrice (seppur solo tra le mie mura di casa), ho difficoltà ad esternarle, in quanto troppo uniche e particolari.
Mi domando se Vasco pensi mai minimamente alla possibilità che esista qualcuno che lo ami così tanto.
Io credo di no.

...In questa serata di recenti ricordi che affiorano nella mia mente e che lo riguardano, avrei un "solo" folle desiderio: essere lì, in quel resort, con Vasco, da qualche parte sulla spiaggia a guardare le stelle e parlare fino all' alba.
So che, se potesse accadere, non riusciremmo a smettere di parlare, confrontarci, fonderci.
Del resto, non mi sono sbagliata di una virgola quando ho immaginato il mio primo incontro con lui.
Anzi, se devo dirla tutta, è stato tutto ancora piu' idilliaco di quanto io non abbia immaginato, di quanto io non abbia mai scritto in uno dei miei romanzi che ha noi come protagonisti.

Ed in quanto a qualcuno che ha commentato dicendo che avvicinare Vasco con la scusa di dargli qualcosa, sia molto banale, io rispondo: non è banale consegnare a Vasco un pezzo del proprio cuore, un manoscritto che in due anni ho scritto, letto, riletto, ed in cui è immortalata ogni mia emozione, senza alcuna censura.
Penso che nessuno mai avrebbe potuto fargli regalo piu' bello. Sono assolutamente certa di questo.
E non so che darei per avere la certezza che Vasco ne abbia letto almeno qualche riga sparsa.
Detto questo, la smetto qui.
E continuo a sognare.

Anzi, a RICORDARE.

E' questo il cambiamento radicale che ho ottenuto ieri.
Poter cercare Vasco in un ricordo ogni volta che ho bisogno di lui, e non semplicemente in un sogno."


 


 


Segui Vasco su: