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GENNAIO

Siamo solo noi

Dopo aver intrapreso la strada del rock con Colpa D’Alfredo (1980), Vasco sancisce e perfeziona il proprio stile unico e inimitabile con il suo quarto album registrato in studio: “Siamo Solo Noi”. Pubblicato nell’aprile del 1981 per la Targa Italiana, è uno dei suoi lavori più duri e incisivi, e costituisce un pilastro fondamentale della sua intera produzione discografica.

“Siamo Solo Noi” è un disco provocatorio e dissacrante, ma anche malinconico e romantico, in cui la dirompente semplicità del rock sposa un linguaggio diretto e immediato: negli anni Ottanta non esisteva davvero niente di simile sul mercato italiano, tanto che il disco ha destato, almeno in alcuni casi, un certo sgomento. Vasco è, infatti, deciso a stravolgere il modo di fare canzoni in Italia, anche perché la canzone italiana è in crisi: mancano le idee, la fantasia, la creatività. Ci vuol gente con uno spessore umano che soffra nel far musica, invece impazzano brani costruiti a tavolino. 

“ Mancano quelli che fanno anni di gavetta, sputano sangue per lavorare, ma quando arrivano il successo è clamoroso perché propongono qualcosa di nuovo.” (V.R.)

Il brano che dà il titolo all’album diventerà, nel giro di pochi anni, un vero e proprio inno generazionale, ma nel 1981 è ancora, soltanto, una splendida canzone. Le vendite del disco non sono ancora significative, ma già Vasco inizia a riscuotere un certo successo anche oltre i confini emiliani, grazie soprattutto ai suoi concerti dal vivo, concerti durante i quali Vasco dà tutto se stesso, nella convinzione che dare il massimo sul palco sia il modo migliore per farsi conoscere: se la gente è poca, rimarrà comunque abbastanza colpita da raccontare a tutti quello che ha visto.

“Siamo Solo Noi” non è solo l’omonima canzone, ma un album completo di capolavori che spaziano per tema e stile, dal rock impazzito di “Ieri Ho Sgozzato Mio Figlio” al reggae ironico di “Voglio Andare Al Mare”, fino ad arrivare al blues provocatorio di “Valium”.

  1. Siamo Solo Noi – 5:56
  2. Ieri Ho Sgozzato Mio Figlio – 3:25
  3. Che Ironia – 3:49
  4. Voglio Andare Al Mare – 3:43
  5. Brava - 4:40
  6. Dimentichiamoci Questa Città – 4:28
  7. Incredibile Romantica – 4:22
  8. Valium – 3:38

Da questo disco è stato estratto un singolo contenente “Voglio Andare Al Mare” e “Brava”.

“Siamo Solo Noi”: un inno generazionale condensato in poche strofe e in grado di spiegare il disagio giovanile meglio di tanti trattati di sociologia. Ma diventerà un inno generazionale soltanto in seguito. Nel 1981 è “solo” un brano semplice e geniale che inizia con uno splendido giro di basso suonato da Claudio Golinelli (detto “Il Gallo”) e che è stato composto sugli stessi tre accordi di “Colpa D’Alfredo” (più un quarto aggiunto dalla chitarra di Maurizio Solieri). A presagire le straordinarie potenzialità di successo della canzone è Vittorio Salvetti, che per questo invita Vasco a presentarla al Festivalbar. L’invito però va a vuoto a causa di scelte tecnico-produttive: sono “Voglio Andare Al Mare” e “Brava” a essere scelte per il singolo promozionale.

“Ieri Ho Sgozzato Mio Figlio”: La primavera reca scompiglio Fino a che punto? Al punto che Ieri ho sgozzato mio figlio! E’ stato uno sbaglio, è stato uno sbaglio / credevo fosse un coniglio! Le tempeste ormonali possono condurre anche al delirio emotivo …e verbale! Un rock duro per un godibilissimo testo nevrotico, che però a qualcuno potrebbe anche… recare scompiglio: provocatorio e dissacrante fin dal titolo, per alcuni può risultare addirittura agghiacciante e può impaurire, come gli stessi responsabili discografici che, per questo, hanno deciso di riportarlo sui dischi abbreviandolo in “Ieri Ho Sg. Mio Figlio”.

A partire dalla tournée del 2008, ogni volta che questa canzone viene cantata dal vivo, Vasco modifica una strofa del testo, da:
La primavera è solo un dispetto / un richiamo perfetto / un ottimo abbaglio, un ottimo abbaglio / e poi è già l’inverno, l’inverno.
a:
La primavera è solo un dispetto / un richiamo del sesso / un ottimo abbaglio, forse uno sbaglio / e poi è già l’inverno, l’inverno.

“Che Ironia”: canzone ironica ma anche coraggiosa, creativa e sperimentale, che sa raccontare un’angoscia in modo giocoso e divertente. Non sorridere è impossibile.

“Voglio Andare Al Mare”: ispirata combinazione tra rock e reggae sulla scia di “The Bed’s Too Big Without“ dei Police. Ancora ironia divertita e sperimentale, sia a livello di testo che a livello di musica.

Voglio andare al mare / quest’estate voglio proprio andare al mare (..) Quest’estate voglio proprio fare indigestione / di donne e di sole / …di donne DA sole!

Da notare il collegamento che avrà l’anno dopo con il testo di “Vado Al Massimo” (1982): E quest’estate / invece di andare al mare / vado in Messico, io / …altro che al mare!

“Brava”: se quasi tutte le canzoni d’amore italiane non riuscivano a rappresentare bene un coinvolgimento emotivo reale, perché non facevano altro che tessere dolcemente le lodi della persona amata e ideale, questo accadeva prima che arrivasse Vasco a far notare che le relazioni d’amore non sono quasi mai perfette o esenti dal dolore. L’amore può essere anche furioso e pieno di risentimenti: E sei riuscita a farmi credere che / tu fossi pulita / mentre in realtà giocavi solamente / Spero che ti sia divertita!

“Dimentichiamoci Questa Città”: rock libero e selvaggio ispirato alla sonorità di “Vicious” di Lou Reed, e pieno di energia come è d’obbligo quando si è giovani e si pensa al sesso. L’oblio del mondo è, di solito, la conseguenza diretta un buon rapporto sessuale, ma qui l’invito parte dall’effetto: Dimentichiamoci questa città / bambina, amiamoci!  / Dimentichiamoci il freddo che fa / baby, svestiamoci! (..) Non ti devi preoccupare / so io come fare, so io come fare! / E poi vedrai che domattina avrai qualcosa da ri… / da ricordare! 

“Incredibile Romantica”: un’altra canzone destinata a entrare nella storia per il modo particolare ed unico in cui Vasco sa rivolgersi ad una donna senza scivolare mai nel sentimentalismo eccessivo.

“Valium”: un blues stralunato e psichedelico per cantare l’insonnia e omaggiare ironicamente la canzone “La Gatta” di Gino Paoli. Ancora una canzone che, almeno all’epoca, fa paura e viene accusata addirittura di essere un incentivo al suicidio! 100 gocce di Valium / per dormire del tutto / non sentire più niente / cancellare la mente / E domani mattina, domani mattina / …non svegliarsi neanche!

Dati Tecnici:
Data pubblicazione: 9 aprile 1981
Dischi: 1
Tracce: 8
Etichetta: Targa Italiana
Durata: 32 min. e 44 sec.
Prodotto da: Guido Elmi e Mario Rapallo

Lineup:
Chitarre: Maurizio Solieri, Massimo Riva
Batteria: Roberto Casini
Basso: Andrea Righi, Claudio Golinelli
Tastiere: Mimmo Camporeale
Arrangiamenti: Vasco Rossi

Curiosità: 

La copertina originale: la copertina originale del disco è costituita da una foto di Vasco in bianco e nero scattata durante un suo concerto. L’espressione aggressiva può ricordare quella di Jack Nicholson sulla locandina del celebre film horror “Shining”. E’ stato semplicemente questo rischio a farla giudicare inopportuna e troppo azzardata dai responsabili discografici, già molto preoccupati per i testi provocatori e dissacranti di Vasco che, effettivamente, all’epoca erano più unici che rari.

Così, questa foto non compare più nelle successive ristampe dell’album. 

Il primo videoclip: uno dei primissimi videoclip in Italia e il primo in assoluto per Vasco Rossi è stato il video promozionale e decisamente pionieristico di “Dimentichiamoci Questa Città”. 

Vasco Rossi, un rivoluzionario sconvolto e sconvolgente: “Siamo Solo Noi”, sia la canzone che l’album, rivoluzionano e sconvolgono letteralmente il clima musicale e culturale del tempo: siamo in un’Italia che vuole lasciarsi alle spalle i difficili “anni di piombo” rinnegando ogni impegno politico e fuggendo nella spensieratezza e nel divertimento in ogni ambito. A confermarlo è anche il successo popolare di alcuni film come “La Festa” (“La Boum”), soprattutto nella sua emblematica traduzione italiana: “Il Tempo Delle Mele” (uscito in Italia proprio nel 1981). Disimpegno e superficialità trovano, però, la loro massima espressione nel genere musicale allora dominante, la discomusic, soprattutto quella fatta in Italia, da italiani che però cantano rigorosamente in inglese.  Suoni elettronici, testi inglesi o italiani - ma comunque spensierati e giocosi - e look sgargianti sono l’obbligo di questa moda vincente. In una classifica dominata da canzoni e da fenomeni televisivi italiani (o italianizzati) come “Le Cicale” di Heather Parisi, o stranieri, come la canzone d'amore "On My Own" di Nikka Costa, bambina-prodigio o “Rock’n Roll Robot” di Alberto Camerini, il linguaggio duro e diretto ed il rock puro ed energetico di Vasco irrompono allora come un’onda anomala nel mare piatto della musica italiana. A un livello più alto della discomusic, oltre ad alcuni gruppi stranieri favolosi come i Dire Straits e i Queen, c’è sempre, comunque, la buona musica italiana. Ma anche su questo piano il contrasto resta tremendo nell’abisso che separa e separerà sempre “Dimentichiamoci Questa Città” da “Sarà Perché Ti Amo” dei Pooh o “Ieri Ho Sgozzato Mio Figlio” da “Maledetta Primavera” di Loretta Goggi.

 

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Claudio Bardi

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